Un tempo ci eravamo illusi di poter barattare giacca e cravatta con un pigiama, il traffico delle otto di mattina con un’ora in più sonno, le riunioni con una pausa caffè con la vicina di pianerottolo di casa. Uno dei tanti sogni che rieccheggiavano nella mente degli italiani, otto su dieci secondo gli studi di ManagerItalia ma che poi si è dovuto scontrare con la triste realtà: il totale fallimento, che pare aver invaso qualche anno fa persino la Silicon Valley e colossi come Yahoo!.
ManagerItalia spiega come il totale eclissamento di questo nuovo modo di lavorare sia stato un male, prima di tutto per la produttività. Riobbligare il proprio dipendente a vestire di nuovo i suoi statici e vecchi ruoli, posizioni, orari e quant’altro, influisce sulla produttività dato che i dipendenti dietro la scrivania sono meno produttivi e creativi di quanto siano a casa, luogo confortevole che gli consente di essere totalmente se stessi senza obblighi o direttive, esenti da stress ed urla.
Ma i numeri sono chiari: se nell’occupazione in Europa, l’Italia è tra gli ultimi posti, nel telelavoro le cose vanno ancora peggio. Chi lavora da casa, armato solo di Pc e collegamento internet, rappresenta il 3,9 per cento degli occupati, mentre la media tra i paesi Europei supera l’8 per cento, con picchi del 16 per cento in Danimarca.
“Come mai?” Viene da chiederci, presto detto; un sistema economico fatto soltanto da piccole aziende, ritardi tecnologici, norme inesistenti. «Da anni,» citiamo il presidente di ManagerItalia Guido Carella, «ci sono tutte le premesse perché il telelavoro possa diventare il “cavallo di troia” per imprimere un forte cambiamento al mondo del lavoro: aumentare produttività e competitività, rendere i compiti più piacevoli e migliorare la conciliazione con la vita privata. Un salto culturale che i dirigenti auspicano e che dovrà partire proprio dalla capacità loro e di tutto il sistema di lavorare sempre più per obiettivi, valutare le persone non sul controllo fisico, ma sui risultati raggiunti e quindi valorizzare il merito».
Altri (imprenditori, ndr) invece, pensano proprio che il problema sia il controllo fisico della persona, secondo un dossier di Astraricerche, il timore più grande, è la perdita del controllo sui dipendenti. Seguono la mancanza di incentivi da parte dello Stato, lo scarso entusiasmo dei sindacati e infine la mancanza di infrastrutture tecnologiche.
Il telelavoro ahimè, si è trasformato da “sogno di massa” ad “incubo di massa”, lasciando aperte troppe questioni e non chiudendone altre, lasciando credere di essere davvero un’ alternativa vincente alla staticità lavorativa, ma che si è dimostrato un surrogato stesso della società finendo per essere ingoiato dal (tradizionale) contesto lavorativo.

 

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