Wholecar Music, Wholecar Studio, insomma: Wholecar ovunque!

Abbiamo avuto modo di parlare con Niro, beatmaker, produttore e fondatore di questa realtà nata nelle periferie romane e pronta ad esplodere al livello nazionale.

Ciao Niro! Ci racconti qualcosa di te?

Ciao! Volentieri, ma prima permettimi di ringraziarti per l’opportunità di parlare ai vostri microfoni. Per rispondere subito e parlarti di me, diciamo che so che siete una delle agenzie di creazione e sviluppo digitale più innovative dell’anno, che siete stati tra i primi ad affrontare l’oscuro meccanismo della collezione royalties YouTube, che TrackLib è il primo grande negozio di sample clearing sul web, che tutto ciò che è stato detto su AdPocalypse è quasi completamente errato e che Click-And-Rap ha iniziato a fare da concorrente a BeatStars. Sono più o meno tutto questo, un instancabile ricercatore di tutto ciò che c’è di innovativo in ambito multimediale, oltre che un discreto produttore discografico e sound engineer da circa 5 anni.

Dj Niro
Dj Niro

Scherzi a parte, sono nato a Roma, nella periferia nord, e ho sempre vissuto qua. Ho iniziato a suonare all’età di 11 anni avvicinandomi alla batteria, per poi continuare in seguito con il pianoforte e qualche lezione di chitarra. Ho suonato più o meno in tutte le band che c’erano in zona e, nonostante siano fallite tutte una dopo l’altra, devo ammettere che mi hanno fornito una conoscenza dei vari stili e generi musicali davvero approfondita, e ciò mi ha aiutato tantissimo quando, all’età di 17-18 anni, ho scoperto FL Studio, ed ho scelto che “da grande” volevo fare il produttore.
Non poteva essere altrimenti, ci ero portato, in fondo. Ho sempre avuto la brutta mania di cercare di avere tutto sotto controllo durante le prove, dicendo a tutti quello che pensavo fosse giusto fare per far “girare il pezzo”. Sotto sotto avevo ragione, ma oggi so che non è il miglior modo per affrontare una session di composizione e arrangiamento [ride].
In ogni caso, appena uscito dalle superiori (ho fatto il Classico al Liceo Aristofane) volevo studiare il suono. Passavo le notti a guardare i tutorial di missaggio e mastering dei grandi sound engineer americani e sognavo i loro studi, i loro banchi mixer SSL o Neve, i loro outboard e le loro Yamaha NS80. Così trovai lavoro come praticantato in uno studio di registrazione a Roma Sud, dove ho avuto l’opportunità di capire che…gli studi di registrazione, nella Roma di quegli anni, non facevano una lira. Brutto colpo. Bruttissimo. Ma poi ho iniziato a riflettere. Cosa mancava agli studi di registrazione? Lasciamo da parte i singoli produttori, che fortunatamente, al di là dello studio dove svolgono il proprio lavoro, vivono piuttosto bene grazie alla vendita e la sincronizzazione delle proprie produzioni, ma il caro vecchio “Forum Village” cosa aveva che non funzionava più? Semplice: i tempi erano cambiati, e pure parecchio. In un’epoca in cui MediaWorld divorava i piccoli negozi di elettronica e Ikea sovrastava anche le grandi catene di negozi di arredamento, il mondo degli studi di registrazione era rimasto indietro. Come lo erano i rispettivi proprietari. Fonici bravissimi ed appassionatissimi, d’un tratto svogliati e di malumore (comprensibilmente, dirai!), sale prove su sale prove in una corsa a chi acquistava il condizionatore migliore per togliere la scia maleodorante del chitarrista di turno e rispettivi tecnici del suono, prima fonici di mix, ora “salettari”, concentrati unicamente a capire se scegliere un amplificatore a testata piuttosto che valvolare. Giustissimo: ma ciò che serviva alla gente in un mondo in frenetica evoluzione dove lo mettiamo?   
Così ho scelto di mettermi in proprio. Volevo far rinascere il concetto di studio di registrazione, non più come luogo di incisione (o perlomeno non solo), ma come punto di partenza per la costruzione di un intero progetto discografico. Una macchina che possa muoversi da sola. Tutta una macchina. Wholecar, appunto.

Cos’è, quindi, Wholecar?

E’ una casa di produzione. Come già detto, i miei sogni erano (e sono rimasti) due: il primo, diventare un produttore discografico professionista, il secondo, rivoluzionare il concetto di studio di registrazione. Nella mia testa era un connubio perfetto e così ho fondato il Wholecar Studio. La mia passione per l’Hip Hop e la fila che vedevo fuori al Bunker Studio di 3D mi hanno portato ad iniziare offrendo prezzi buoni sulle registrazioni vocali: da lì, poi, avrei conosciuto artisti e avrei potuto mettermi in gioco con tutto il resto delle cose che sapevo fare. Infatti, se di giorno lavoravo in studio come beatmaker, o lavorando in registrazione e missaggio, la notte la passavo a studiare i meccanismi di music business statunitensi, le varie forme di incasso diritti, i trend di moda sui social, le nuove uscite e tutto il resto. Tutto ciò mi ha permesso di possedere una visione d’insieme riguardo la realizzazione di un progetto discografico, e notavo che le persone se ne rendevano conto. Pian piano i ragazzi che venivano a registrare hanno iniziato a chiedermi i beat, ad incidere interi album e a fidarsi quando consigliavo loro un titolo piuttosto che un altro. Di contro, la mia mission era aiutarli a dare il meglio di loro, cercando di creare un’atmosfera che favorisse l’estro, non che lo ostacolasse o, peggio, lo ignorasse. Lentamente, ho ottenuto la loro approvazione: mi chiedevano consigli sui controcanti e si complimentavano per la pulizia dei master. Ero un po’ un tuttofare e sapevo che non avrei potuto continuare a lungo da solo, ma la realtà di Wholecar era finalmente in piedi, e reggeva bene.
Grazie ad un caro amico e collega, poi, ho conosciuto Massimo, Ponte, e via via tutti i ragazzi che ormai seguo in produzione da anni. Con loro si è instaurato subito un rapporto particolare, una sensazione di affinità musicale che non poteva essere ignorata. D’altro canto, non puoi pensare di fare il produttore solo “a cottimo”, ma ti devi mettere in gioco. Così ho iniziato a produrre per loro e, dopo qualche anno, tutto ciò ha convogliato finalmente nella realtà attuale, Wholecar Music, l’etichetta discografica legata al mio piccolo grande progetto chiamato Wholecar.

Il web e più in generale l’avvento del digitale hanno rivoluzionato il mondo della musica. Come? Ma soprattutto: è stato positivo per l’ambito musicale?

Direi che l’avvento del digitale ha rivoluzionato completamente il mondo della musica. E non parlo solo dal punto di vista del modo in cui oggi si fruisce della musica (i vari Spotify, YouTube, il fatto che il 2017 è stato il primo anno in cui i proventi derivati dalla musica in streaming hanno superato le vendite sia digitali che fisiche e l’inserimento della soglia di ascolti per i quali un brano viene giudicato “Oro” o “Platino”), ma anche degli strumenti che gli addetti ai lavori hanno a disposizione per mettere in campo il proprio prodotto discografico. A partire dai sintetizzatori, plugin e stazioni di lavoro digitali, fino ad arrivare alle aziende che, con pochi click, ti permettono di pubblicare autonomamente i tuoi album nei negozi online, di gestirne le vendite, collezionarne le royalties per i passaggi radio o i ricaricamenti pirata sulle piattaforme social e monitorarne gli andamenti. Per non parlare di siti come Splice, attraverso il quale è possibile scaricare centinaia di suoni all’avanguardia ed inserirli nella propria libreria o il sopracitato TrackLib, che ha rivoluzionato il mondo dell’Hip Hop con la possibilità di “campionare legalmente” (ora non mi dilungo oltre). 
Se tutto ciò è positivo non so dirti: dal mio punto di vista, lo è stato in assoluto, in quanto la maggior parte del mio lavoro l’ho ottenuto grazie alla visibilità e agli strumenti che mi ha fornito il web, ma non so dirti se negli anni Settanta, essendo tutto completamente diverso, ci sarebbe semplicemente un altro “me adattato” a l modus operandi di quei tempi. Di una cosa sono sicuro, però: se dieci anni fa fossi stato genitore avrei avuto paura a permettere a mio figlio di intraprendere una carriera musicale. Conoscendo il mondo di oggi, invece, e specialmente quello web, direi che con una sana preparazione tecnica, una conoscenza eccellente dei vari Termini e Condizioni delle piattaforme per le quali poi, sostanzialmente, stai iniziando a lavorare e vari account tra SoundBetter, TuneCore, AdSense e Paypal, non tremerei quando sul calendario si avvicina la fine del mese.

L’Italia sta lentamente rialzando la testa nel panorama musicale internazionale: cosa ne pensi? Di chi o di cosa è il merito?

Cosa ne penso? Sono stra-orgoglioso! Sono convinto che il merito di questa crescita vada attribuito a chi ha saputo reinventare questo ambito. Chi lo ha reso al passo coi tempi è il vero “guru”, chi ha creato la vendita dei beat online (per quanto la nostra nazione sia ancora scioccamente restia al confronto), chi, come voi, ha dato spazio ai creativi e gli ha fornito gli strumenti per poter rendere la propria arte un lavoro.
Ma anche YouTube? Quel mostro? Sì, anche lui. E se con YouTube non alzate un centesimo, beh, la colpa è vostra.
“Ma come, non era 1 euro ogni 1000 views?”. No, niente di più sbagliato. La disinformazione al riguardo è dilagante, è vero, ma questo non significa che dobbiate aspettare che ci sia un telegiornale ad avvisarvi. Non leggere i Termini e Condizioni della piattaforma sulla quale state andando a pubblicare il vostro ultimo videoclip (per il quale avrete speso, probabilmente, non meno di 200€) è come non leggere il contratto schiavista di Flunch, scusate la digressione.
Nel panorama hip hop penso che molto debba essere riconosciuto a Marracash, che con “GVNC” ha risvegliato le menti italiane ancora incastrate tra i 90 e i 95 bpm. E con questo non voglio dire che l’avvento della corrente musicale Trap vada osannata (in molti casi la ritengo diseducativa, violenta e misogena) ma il Serum e le nuove 808 hanno innegabilmente rinfrescato la musica moderna, facendo fuoriuscire moltissimi artisti italiani prima completamente anonimi, che si sono adattati alla corrente ma, grazie all’ampio spazio che lascia il genere, hanno potuto assemblarlo e cucirlo sulle proprie influenze musicali, costruendo così sottogeneri innovativi ed originali che, inevitabilmente, hanno resuscitato l’attenzione del popolo italiano (e non solo) nei confronti del nostro mercato discografico.

I reality show in questi anni danno visibilità al mondo degli emergenti: cosa ne pensi? È quella l’unica strada possibile?

Assolutamente no. Lavorando nell’hip hop ho spesso a che fare con artisti molto preparati metricamente e perfettamente in grado di sostenere un brano dall’inizio alla fine senza annoiare (cosa molto rara per gli artisti che provengono dal pop, dall’indie o, più in generale, dalla musica leggera), ma va anche ammesso che non sono dei cantanti in grado di vincere un’edizione di XFactor o di The Voice (che tra l’altro credo si sia concluso l’anno scorso e gli autori siano ora da qualche parte alle Mauritius a godersi il malloppo), format molto più incentrati sulla capacità vocale,sull’interpretazione e bla, bla, bla. Tuttavia, avete notato che ogni anno che si fa avanti un rapper ad XFactor è sempre un “bufu”? E che la maggior parte di quelli che cantano benissimo non si avvicinano neanche lontanamente a scrivere un pezzo decente? Questo perchè? Ve lo spiego io perchè. Questi ragazzi sono stati abituati dalle scuole di musica a cantare imitando i loro idoli, tanto all’insegnante cosa importa? Ti lascia quei 45 minuti a cantare a squarciagola il tuo pezzo preferito di Amy Whinehouse (da notare che chi non sa cantare canta sempre lei), ti da qualche nozione (sbagliata) sull’uso della respirazione e tanti saluti, la giornata è fatta. Dall’altro lato, il rapper “pacco” è probabilmente alle prime armi, ma qualche scellerato gli ha detto che dovrebbe provarci. Il risultato è ovviamente da brivido, perchè i testi sono ancora scarni (lo scopo di un testo rap è scrivere rime sorprendenti, non scontate e prevedibili come giustamente accade nei primi freestyle) e le doti canore pressochè inesistenti.
Nessuno, invece, ha preso in considerazione l’idea che a questi ragazzi servirebbe, come prima cosa, provare a misurarsi con pezzi originali. Niente più cover a lezione di canto, ma beat di YouTube e improvvisazione. Prova di canto ad Xfactor con la cover? Bene. Ma il cantante deve controcantare la voce originale, non ricalcarla. Deve dimostrare di sapersi muovere autonomamente, di saper creare, appunto. Se dunque avessi sotto mano un artista particolarmente dotato dal punto di vista canoro, gli consiglierei di provare a passare qualche fase giusto per aumentare un po’ i like sulla pagina. E’ pubblicità gratis, in fondo. Poi devi essere bravo tu a non far sembrare al tuo pubblico che Xfactor fosse l’unica e sola, piagnucolante possibilità per la tua carriera artistica. Ma stiamo scherzando?

Con Wholecar gestisci un team di oltre 8 artisti indipendenti e molto promettenti, raccontaci di loro!

(Ride) Volentieri, anche se non sarà semplice. Loro sono un po’ la punta di diamante di Wholecar, artisti nel vero senso della parola. Per ritornare ad XFactor e farti capire, stanno talmente al passo coi tempi che all’audizione si presenterebbero con l’Auto-Tune.
Scherzi a parte, che dire? C’è LK, che è appena uscito con il suo secondo retype album che potete scaricare gratuitamente qui (www.wholecarboulevard.com/store) o ascoltare qui (https://www.youtube.com/channel/UCsR29wUuZVlAQNzIQXzYhAQ), in attesa dei lavori ufficiali già in cantiere: è un artista incredibile, rapper vivace dal flow irriverente e credo unico vero cantante Modern RnB in Italia; Ponte, con il quale collaboro da quasi 4 anni e con cui ho fatto ben 3 album (uno di questi in prossima uscita) e 1 EP tutti prodotti, registrati e masterizzati da me che hanno riscosso sul pubblico una vera febbre virale; Varak e Sila, con i quali collaboro da anni insieme al collettivo Sierra Romana, ora impegnati nel progetto Jonbarioli Fam di cui presto sentirete parlare; Rasmo, JSnow e Detoxx, che ho avuto il piacere di conoscere ad una serata in cui suonavamo live con la Sierra e con i quali ho trovato subito una sintonia particolare, tanto che dopo qualche giorno eravamo già in studio (sto lavorando con loro a dei nuovi pezzi, tra cui uno in particolare di cui però non voglio anticiparvi nulla); infine EgoTrip, uno dei miei artisti preferiti dopo sole due session di registrazione: è nel roster degli artisti che vorrei seguire con la label, ma lui ancora non lo sa. Oltre agli artisti, da anni ormai collaboro con gli amici della Demaniak Films, la crew di talentuosi videomakers che hanno reso famosi i The Suckerz con i quali ho stabilito negli anni un rapporto di fiducia e ai quali affido praticamente tutto il reparto video.
Credetemi, sono tutti artisti incredibili, versatili e super originali. Mi avete preso in un momento in cui abbiamo appena concluso la fase di produzione e stiamo passando alla pianificazione e al marketing (solo Marco è fuori, ma essendo un retype album abbiamo deciso di non dedicargli troppo hype), per cui dovete perdonarmi se non posso dire altro.
Ciò che posso anticiparvi, però, è che li ritengo attualmente in grado di spazzare via qualsiasi altra corrente musicale, e ciò che li distanzia da questa ascesa definitiva è solo il tempo. Il tempo di organizzare le uscite.

Roma sembra sempre essere un passo dietro Milano nell’ambito Hip Hop: è così?

Milano è sicuramente la città che attualmente si fa sentire di più, ma è inevitabile che sia così. Le radio sono lì, le agenzie di booking sono lì, gli artisti che vanno per la maggiore sono lì. E’ una città più ricca, ci sono molti più palchi da calcare ed è l’unica città italiana ad ospitare le sedi nazionali delle 3 grandi major discografiche Universal, Sony e Warner, fuggite da Roma ormai da qualche anno. Tuttavia non credo che Roma sia poi così indietro rispetto a Milano, così come non lo sono Genova, Napoli e Piacenza. A Milano le cose sembrano accadere prima, è vero, ma da sempre si lasciano dietro un’eco di “poco duraturo”. Negli ultimi tempi Roma ha sfornato artisti davvero validi come Ketama126 ed è stata la culla del più grande progetto di marketing musicale indipendente degli ultimi anni, la Dark Polo Gang.
No no, ho grande fiducia in Roma. Anche perchè i miei artisti, finora, si sono solo sgranchiti.

Premi o riconoscimenti?

Niente di speciale, per il momento, però ci siamo tolti una grande soddisfazione quando abbiamo vinto il Nastro D’Argento insieme al mio collega e amico di una vita Epicd con il brano “Metti le scarpe”, giudicato miglior colonna anche al LSSM Film Festival e per il quale abbiamo ricevuto un fantastico Award. Il brano è stato composto per il film “Gionatan con la G”, scritto e diretto da Gianluca Santoni, a Novembre in prima assoluta su Sky per NBC/Universal.

Grazie, Niro. Dove possono trovare i nostri utenti tutto quello di cui ci hai parlato? Vuoi lasciarci qualche link?

Grazie a voi, è stato davvero divertente. Certamente! Potete trovare tutte le informazioni su di me, sullo studio e sulle ultime e le prossime uscite attraverso questi link:

OUR MUSIC
Free D/L: www.wholecarboulevard.com/store
Streaming: https://www.youtube.com/channel/UCsR29wUuZVlAQNzIQXzYhAQ

NIRO
Fb: https://www.facebook.com/nirodope/
Ig: https://www.instagram.com/nirodope/?hl=it

WHOLECAR STUDIO
Fb: https://www.facebook.com/wholecarstudioroma/
Web: www.wholecarboulevard.com