In soli 3 mesi dal suo lancio la funzione ITP spaventa già le aziende pubblicitarie, capiamo perché.

Cosa è l’ITP?

ITP è una sigla che rassicura alcuni e ne spaventa molti altri. L’acronimo sta per Intelligent Tracking Prevention e si tratta di una nuova funzione contro il tracciamento online, che ha già adottato Apple nella versione Safari di iOS 11 e di macOS High Sierra (per chi non lo sapesse si tratta della quattordicesima versione del sistema operativo macOS di Apple).

La pietra dello scandalo è stata lanciata dal celebre quotidiano britannico The Guardian, che ha pubblicato un articolo che ha denunciato previsioni catastrofiche per le aziende che sviluppano un guadagno proprio sulla base del tracciamento dei dati di navigazione online.

 

Come funziona l’ITP?

Se non vi fidate delle buone intenzioni e volete sapere nella pratica come agisce l’aggiornamento di Apple, la funzione si basa su una determinata gestione dei “cookie”. Sostanzialmente l’Intelligent Tracking Prevention impedisce agli utenti Apple che navigano nel web di venire rintracciati sulla base dei cookies. Ogni volta che, anche per sfinimento, “accettiamo i cookies” di un sito, accettiamo più o meno consapevolmente di lasciare una traccia del nostro passaggio. Questi dati consentono, infatti, di tracciare il comportamento dell’utente ricavandone un vero e proprio identikit. Ecco quindi che “magicamente” ci appaiono pubblicità commisurate sui nostri interessi e abitudini a scapito della privacy.

Quanto costerà alle aziende l’ITP?

La funzione a vantaggio della privacy dell’utente firmata Apple sta già provocando crolli vertiginosi. Società di retargeting internazionali, infatti, dichiarano che l’introduzione dell’Intelligent Tracking Prevention potrebbe costare milioni di dollari. Nello specifico la francese Criteo parla già della perdita di un quinto delle entrate del 2018. Una conseguenza di questa portata si spiega considerando che Safari, browser interessato dall’ITP, detiene ben il 15% del mercato mondiale dei browser.

Le preoccupazioni sulle conseguenze che avrà questo sistema anti tracciamento sul settore pubblicitario sono espresse anche da Dennis Buchheim, general manager della Interactive Advertising Bureau’s Tech Lab: “Ci aspettiamo che una serie di aziende stia affrontando un impatto negativo simile ai cambiamenti di tracciamento di Safari di Apple. Inoltre, prevediamo che Apple manterrà ITP e si evolverà nel tempo come ritengono opportuno. Ci saranno sicuramente alcuni sforzi continui per ‘perfezionare’ ITP, ma raccomandiamo approcci più sostenibili e responsabili a breve termine”.

 

L’accusa di vero e proprio “sabotaggio” al mercato della pubblicità digitale non riguarderà solo Apple: anche Google introdurrà aggiornamenti per frenare le inserzioni cosiddette “intrusive”. Non resta che vedere se questo attacco al tracciamento online produrrà un’evoluzione del settore delle inserzioni online.

 

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